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Settimana scorsa per radio ho sentito la notizia che per Halloween la casa produttrice delle Jelly beans avrebbe mischiato i gusti....mi erano completamente uscite dalla testa queste caramelline a tt i gusti possibili immaginabili....ma le ho conosciute....quando mi facevo i venerdì o i sabati pomeriggi in duomo....( solo a pensarci ora di fare tt i sabati in centro mi si accappona la pelle ma va beh ) c è un negozio vicino al duomo in via torino che le ha..... |
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Don Giovanni, viveur e latin lover. Playboy, casanova, gigolo. Macho, seduttore e tombeur de femmes. Ogni lingua, ogni stagione, ogni angolo della terra ha un modo per indicare l'uomo che miete vittime e passa il tempo a collezionare conquiste femminili. Ogni donna posseduta, un trofeo. Ogni notte di passione un marchio di virilità, un successo da ostentare. Perché, fino a qualche anno fa - prima della rivoluzione femminista - era il maschio quello che vibrava di desiderio, l'essere che aveva necessità fisica e piacere vero ad accoppiarsi.
Le femmine, se non erano di malaffare - si concedevano per amore, per affetto o per compiacenza - ma certo non per passione o desiderio e quindi il povero maschio era costretto a cercare altrove il modo per soddisfare la propria bramosia.
Poi, per fortuna, ogni tanto romanzi e poesie, canzoni e film hanno portato alla luce qualche passione malata, un amore trasgressivo, una storia proibita: da Paolo e Francesca a Romeo e Giulietta da Madame Bovary a Madame Bmw e questo, ha ripareggiato i conti.
E adesso i maschi per rimettersi in pari, hanno abbattuto l'ultimo baluardo, da sempre appannaggio femminile: le bieche scuse per eludere il dovere coniugale.
Lo rivela un sondaggio - condotto su un campione di 4.000 maschi - realizzato dal sito britannico OnePoll.com che ha compilato la classifica delle 10 "scuse" più gettonate per non fare l'amore. Usate, maggiormente, proprio dagli uomini che al primo posto prediligono e usano la subdola e ambigua giustificazone: "Sono stanco". Al secondo l'inequivocabile "Non ho voglia", che se non altro ha il vantaggio di essere sincero e in terza posizione l'intramontabile "Ho mal di testa". In sostanza il 27% dei uomini, contro il 18% delle donne, ha usato almeno una volta nella vita, una delle seguenti scuse: Don Giovanni, viveur e latin lover. Playboy, casanova, gigolo. Macho, seduttore e tombeur de femmes. Ogni lingua, ogni stagione, ogni angolo della terra ha un modo per indicare l'uomo che miete vittime e passa il tempo a collezionare conquiste femminili. Ogni donna posseduta, un trofeo. Ogni notte di passione un marchio di virilità, un successo da ostentare. Perché, fino a qualche anno fa - prima della rivoluzione femminista - era il maschio quello che vibrava di desiderio, l'essere che aveva necessità fisica e piacere vero ad accoppiarsi.
Le femmine, se non erano di malaffare - si concedevano per amore, per affetto o per compiacenza - ma certo non per passione o desiderio e quindi il povero maschio era costretto a cercare altrove il modo per soddisfare la propria bramosia.
Poi, per fortuna, ogni tanto romanzi e poesie, canzoni e film hanno portato alla luce qualche passione malata, un amore trasgressivo, una storia proibita: da Paolo e Francesca a Romeo e Giulietta da Madame Bovary a Madame Bmw e questo, ha ripareggiato i conti.
E adesso i maschi per rimettersi in pari, hanno abbattuto l'ultimo baluardo, da sempre appannaggio femminile: le bieche scuse per eludere il dovere coniugale.
Lo rivela un sondaggio - condotto su un campione di 4.000 maschi - realizzato dal sito britannico OnePoll.com che ha compilato la classifica delle 10 "scuse" più gettonate per non fare l'amore. Usate, maggiormente, proprio dagli uomini che al primo posto prediligono e usano la subdola e ambigua giustificazone: "Sono stanco". Al secondo l'inequivocabile "Non ho voglia", che se non altro ha il vantaggio di essere sincero e in terza posizione l'intramontabile "Ho mal di testa". In sostanza il 27% dei uomini, contro il 18% delle donne, ha usato almeno una volta nella vita, una delle seguenti scuse: Don Giovanni, viveur e latin lover. Playboy, casanova, gigolo. Macho, seduttore e tombeur de femmes. Ogni lingua, ogni stagione, ogni angolo della terra ha un modo per indicare l'uomo che miete vittime e passa il tempo a collezionare conquiste femminili. Ogni donna posseduta, un trofeo. Ogni notte di passione un marchio di virilità, un successo da ostentare. Perché, fino a qualche anno fa - prima della rivoluzione femminista - era il maschio quello che vibrava di desiderio, l'essere che aveva necessità fisica e piacere vero ad accoppiarsi.
Le femmine, se non erano di malaffare - si concedevano per amore, per affetto o per compiacenza - ma certo non per passione o desiderio e quindi il povero maschio era costretto a cercare altrove il modo per soddisfare la propria bramosia.
Poi, per fortuna, ogni tanto romanzi e poesie, canzoni e film hanno portato alla luce qualche passione malata, un amore trasgressivo, una storia proibita: da Paolo e Francesca a Romeo e Giulietta da Madame Bovary a Madame Bmw e questo, ha ripareggiato i conti.
E adesso i maschi per rimettersi in pari, hanno abbattuto l'ultimo baluardo, da sempre appannaggio femminile: le bieche scuse per eludere il dovere coniugale.
Lo rivela un sondaggio - condotto su un campione di 4.000 maschi - realizzato dal sito britannico OnePoll.com che ha compilato la classifica delle 10 "scuse" più gettonate per non fare l'amore. Usate, maggiormente, proprio dagli uomini che al primo posto prediligono e usano la subdola e ambigua giustificazone: "Sono stanco". Al secondo l'inequivocabile "Non ho voglia", che se non altro ha il vantaggio di essere sincero e in terza posizione l'intramontabile "Ho mal di testa". In sostanza il 27% dei uomini, contro il 18% delle donne, ha usato almeno una volta nella vita, una delle seguenti scuse: Don Giovanni, viveur e latin lover. Playboy, casanova, gigolo. Macho, seduttore e tombeur de femmes. Ogni lingua, ogni stagione, ogni angolo della terra ha un modo per indicare l'uomo che miete vittime e passa il tempo a collezionare conquiste femminili. Ogni donna posseduta, un trofeo. Ogni notte di passione un marchio di virilità, un successo da ostentare. Perché, fino a qualche anno fa - prima della rivoluzione femminista - era il maschio quello che vibrava di desiderio, l'essere che aveva necessità fisica e piacere vero ad accoppiarsi.
Le femmine, se non erano di malaffare - si concedevano per amore, per affetto o per compiacenza - ma certo non per passione o desiderio e quindi il povero maschio era costretto a cercare altrove il modo per soddisfare la propria bramosia.
Poi, per fortuna, ogni tanto romanzi e poesie, canzoni e film hanno portato alla luce qualche passione malata, un amore trasgressivo, una storia proibita: da Paolo e Francesca a Romeo e Giulietta da Madame Bovary a Madame Bmw e questo, ha ripareggiato i conti.
E adesso i maschi per rimettersi in pari, hanno abbattuto l'ultimo baluardo, da sempre appannaggio femminile: le bieche scuse per eludere il dovere coniugale.
Lo rivela un sondaggio - condotto su un campione di 4.000 maschi - realizzato dal sito britannico OnePoll.com che ha compilato la classifica delle 10 "scuse" più gettonate per non fare l'amore. Usate, maggiormente, proprio dagli uomini che al primo posto prediligono e usano la subdola e ambigua giustificazone: "Sono stanco". Al secondo l'inequivocabile "Non ho voglia", che se non altro ha il vantaggio di essere sincero e in terza posizione l'intramontabile "Ho mal di testa". In sostanza il 27% dei uomini, contro il 18% delle donne, ha usato almeno una volta nella vita, una delle seguenti scuse:
1. Sono stanco/stanca 2.Non ho voglia 3.Ho mal di testa 4.Devo alzarmi presto domani 5.Sono preoccupato/preoccupata per questioni di lavoro 6.Mi innervosisci 7.Ho sentito il bambino agitarsi 8.Dovresti farti una doccia 9.Ho mal di schiena 10.Non ci conosciamo abbastanza
Questo almeno è quanto avviene in Regno Unito, noi qui nel mediteranneo, terra di intrighi e passioni, possiamo illuderci che gli uomini di casa nostra non siano così. Sperando che a qualcuno non venga in mente di fare un sondaggio tutto italiano. ;-) |
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Burqa Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Donna col burqaCon la parola burqa (alcune volte scritta burka) si indica un capo d'abbigliamento tradizionale delle donne di alcuni paesi di religione islamica. ISLAMICA APPUNTO..NON ITALIANA...SEI IN ITALIA E TELO TOGLI||||
Il termine burqa individua due tipi di vestiti diversi: il primo è una sorta di velo fissato sulla testa, che copre l'intera testa permettendo di vedere solamente attraverso una finestrella all'altezza degli occhi e che lascia gli occhi stessi scoperti. L'altra forma, chiamata anche burqa completo o burqa afghano, è un abito, solitamente di colore blu, che copre sia la testa sia il corpo. All'altezza degli occhi può anche essere posta una retina che permette di vedere senza scoprire gli occhi della donna.
L'obbligo o la richiesta di indossare il burqa per rispettare le norme coraniche è una forzatura alla quale molti paesi islamici non vogliono aderire. Quindi l'obbligo del velo è conseguenza di tradizioni locali indipendenti dalle prescrizioni religiose dell'Islam[1]. Infatti nelle norme coraniche, il verso 59 della sura XXXIII recita: "…Oh Profeta! Di' alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e che non vengano offese…"[2]. Nel verso viene affermato che le donne devono essere riconosciute, la qual cosa non può avvenire indossando il burqa, senza tralasciare il fatto che l'essere distinte dalle altre significa che le altre musulmane, pur non ricoprendosi d'un mantello, non compivano tuttavia alcun atto riprovevole. 
IN ITALIA Cè L OBBLIGO DI RICONOSCIMENTO!!! TI TOGLI IL BURQA SE Nò TORNI AL TUO PAESE!!!! TI Dà FASTIDIO IL CROCIFISSO..TORNI AL TUO PAESE DOVE NON LO VEDI !!!! |
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E così giove sera....piacevolmente ho fatto la torta c la Lella.... ecco la ricetta..nella mia versione:
250 gr di ricotta 3 uova 6 cucchiai di zucchero cannella a volonta biscotti 150 g di burro
Rendere i biscotti in briciole, io ho usato la variante dei biscotti al cioccolato, tipo pan di stelle ma senza la glassa bianca. Far bollire il burro, mescolare il burro ai biscotti frantumati, ( la quantità è in base a quanto uno vuole alta la base ) imburrare la teglia e stendere i biscotti, mettere la teglia in frigo facendola riposare. Dopo aver montato il bianco a neve, ho fatto con i gialli delle uova e lo zucchero una delicata cremina ( sotto consiglio della Lella..che pareva brutto buttare tutto dentro così..la cremina è più lavorabile ), setacciare la ricotta, mischiare alla cremina di gialli e poi piano piano unire i bianchi, MOLTO DELICATAMENTE - facendo in modo che il bianco NON SI SMONTA - !!!! ed ecco la parte più piacevole..UNIRE LA CANNELLA....a volontà...... Dopo dichè tirate fuori la teglia, e mettere il ripieno sopra spandendolo bene e livellando agitando la teglia.....per evitare che si fà la montagnetta al centro!!!! Avendo dimenticato le noccioline in borsa...volevo metterle nei biscotti per base..le ho amorevolmente sparse sopra la ricotta...... Mettere in forno caldo a 160 * una mezzoretta..o meglio..giusto il tempo che non si brucia..la ricotta sopra di dora facilmente!!!!!!!!
Variante...noccioline nel impasto della ricotta, o nella base insieme ai biscotti!!! Cricetina..golosa |
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Se dovessi inventarmi il sogno del mio amore per te penserei a un saluto di baci focosi alla veduta di un orizzonte spaccato e a un cane che si lecca le ferite sotto il tavolo. Non vedo niente però nel nostro amore che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso. 
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Niente burqa per le strade di Montegrotto Terme: lo vieta da oggi un'ordinanza del sindaco della cittadina termale, Luca Claudio, esponente de La Destra, dopo il clamore del caso della donna musulmana vestita con un velo semi-integrale in un supermercato trevigiano, che aveva suscitato le proteste di una cliente. Luca Claudio - non nuovo ad iniziative clamorose sui temi della sicurezza e del'immigrazione - mette però le mani avanti, precisando che l'ordinanza anti-burqa a Montegrotto non ha nulla a che vedere con lo spirito xenofobo, né con l'aggressione subita pochi giorni fa a Milano dall'onorevole Daniela Santanché, bensì con l'impegno da lui assunto sul tema della sicurezza. «Rendere difficoltoso o addirittura impossibile il proprio riconoscimento o la propria identificazione - afferma Claudio - è un comportamento che non può essere accettato nelle democrazie occidentali, dove al contrario, il primo dovere del cittadino è munirsi di un documento d'identità con foto recente».  |
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Guarda che lo so che gli occhi che hai non son sinceri sinceri mai neanche quando ti svegli nanana tanto è lo stesso soffro anche spesso Ma sono qui amo dirtelo voglio restare insieme a te ad ogni costo Guarda che lo so mi tradirai io ti conosco e lo farai anche senza rispetto nanana tanto è lo stesso soffro anche spesso Ma sono qui amo dirtelo voglio restare insieme a te ad ogni costo ad ogni costo guarda che lo so che gli occhi che hai non son sinceri sinceri mai Ma sono qui amo dirtelo voglio restare insieme a te ad ogni costo ad ogni costo. |
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Dopo lo straordinario successo della scorsa stagione, che ha visto I Legnanesi festeggiare al Teatro Ventaglio Smeraldo i loro sessant’anni, la sgangherata famiglia Colombo ritorna più in forma che mai con la nuova rivista “Oh Vita… Oh Vita Straca”. Anche quest’anno I Legnanesi propongono uno spettacolo totalmente nuovo in ogni sua parte: trama, musiche e costumi. E, come sempre, la loro forza resta quella di cavalcare l’attualità, con precisi e azzeccati spunti presi dalla vita quotidiana.
La crisi economica c’è, si sente e purtroppo i conti non tornano mai. Nel clima della quanto mai reale recessione, la tematica affrontata quest’anno è incentrata sul tema del lavoro, che è purtroppo sempre meno per i giovani e sempre più difficile per chi avanza con gli anni. Gli esigui stipendi e l’alto costo della vita fa sì che la famiglia media fatichi sempre di più ad arrivare alla fine del mese. Dunque, come fare? La Teresa non sta a guardare e, combattiva come non mai, si ingegna per arrotondare la sua magra pensione e il ridicolo salario della figlia.
Con le sue immancabili frecciate e perle di saggezza, Teresa tira le fila della famiglia e cerca così di combattere la sua personale recessione familiare con le attività più disparate, coinvolgendo ovviamente sia il Giovanni che la Mabilia. I Colombo vengono “arruolati” come aiuto-secondini nel carcere di San Vittore; nel bel mezzo di una rivolta carceraria, Teresa, Giovanni e Mabilia avranno a che fare con galeotti di ogni tipo, tra cui spicca il paradosso giudiziario di un pover’uomo che sta scontando quarant’anni di galera per aver rubato una bicicletta.
Insomma, i Colombo le provano tutte ma anche in questo caso i risultati non sono quelli sperati, l’economia domestica non viene rilanciata e i tre restano nella solita realtà quotidiana del loro amato cortile, un luogo dove solo loro tre e le immancabili Pinette, Carmele e Mistiche sopravvivono a tutto, anche al tempo che passa.
La crisi però non sfiora la fantasia, perché, come dice la Teresa “quella non è ancora stata tassata” e la genialità della famiglia Colombo si tramuta in creatività e generosità. Infatti, grazie a degli arretrati INPS, la Teresa si ritrova con dei soldi inaspettati e dimostra in suo amore al Giovanni regalandogli un viaggio in Russia. Il trio più spassoso d’Italia parte dunque per Mosca dove, tra neve e colbacchi, la Teresa cercherà di far fortuna sperando come sempre di accasare la figlia con uno dei nuovi ricchi. Ma lo scoop dell’anno è che invece nella fredda Mosca la Teresa rincontrerà un suo vecchio amore di Legnano, emigrato anni prima e mai dimentico della sua prima fidanzata.
E Mabilia, fedele al suo cliché, continua a sognare il suo mondo fatato, in un tripudio di meravigliose musiche e di grandi costumi. Dopo lo straordinario successo della scorsa stagione, che ha visto I Legnanesi festeggiare al Teatro Ventaglio Smeraldo i loro sessant’anni, la sgangherata famiglia Colombo ritorna più in forma che mai con la nuova rivista “Oh Vita… Oh Vita Straca”. Anche quest’anno I Legnanesi propongono uno spettacolo totalmente nuovo in ogni sua parte: trama, musiche e costumi. E, come sempre, la loro forza resta quella di cavalcare l’attualità, con precisi e azzeccati spunti presi dalla vita quotidiana.
La crisi economica c’è, si sente e purtroppo i conti non tornano mai. Nel clima della quanto mai reale recessione, la tematica affrontata quest’anno è incentrata sul tema del lavoro, che è purtroppo sempre meno per i giovani e sempre più difficile per chi avanza con gli anni. Gli esigui stipendi e l’alto costo della vita fa sì che la famiglia media fatichi sempre di più ad arrivare alla fine del mese. Dunque, come fare? La Teresa non sta a guardare e, combattiva come non mai, si ingegna per arrotondare la sua magra pensione e il ridicolo salario della figlia.
Con le sue immancabili frecciate e perle di saggezza, Teresa tira le fila della famiglia e cerca così di combattere la sua personale recessione familiare con le attività più disparate, coinvolgendo ovviamente sia il Giovanni che la Mabilia. I Colombo vengono “arruolati” come aiuto-secondini nel carcere di San Vittore; nel bel mezzo di una rivolta carceraria, Teresa, Giovanni e Mabilia avranno a che fare con galeotti di ogni tipo, tra cui spicca il paradosso giudiziario di un pover’uomo che sta scontando quarant’anni di galera per aver rubato una bicicletta.
Insomma, i Colombo le provano tutte ma anche in questo caso i risultati non sono quelli sperati, l’economia domestica non viene rilanciata e i tre restano nella solita realtà quotidiana del loro amato cortile, un luogo dove solo loro tre e le immancabili Pinette, Carmele e Mistiche sopravvivono a tutto, anche al tempo che passa.
La crisi però non sfiora la fantasia, perché, come dice la Teresa “quella non è ancora stata tassata” e la genialità della famiglia Colombo si tramuta in creatività e generosità. Infatti, grazie a degli arretrati INPS, la Teresa si ritrova con dei soldi inaspettati e dimostra in suo amore al Giovanni regalandogli un viaggio in Russia. Il trio più spassoso d’Italia parte dunque per Mosca dove, tra neve e colbacchi, la Teresa cercherà di far fortuna sperando come sempre di accasare la figlia con uno dei nuovi ricchi. Ma lo scoop dell’anno è che invece nella fredda Mosca la Teresa rincontrerà un suo vecchio amore di Legnano, emigrato anni prima e mai dimentico della sua prima fidanzata.
E Mabilia, fedele al suo cliché, continua a sognare il suo mondo fatato, in un tripudio di meravigliose musiche e di grandi costumi. 
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Ed eccomi pronta alla seconda avventura di Layton...la prima mela sono fumata!!!! 
Cricetina |
Un’apertura per nutrirsi Noi siamo qui, siamo in grado di amare Noi condividiamo qualcosa Sono sicuro che significherai il mondo per me Quando ottieni, ciò di cui hai bisogno Non c’è modo di sapere Se quello che ottieni è un’altra apertura per nutrirsi Il tuo nome è stato quello sempre scelto Le tue parole e la tua gentilezza che mi hanno liberato Parole che ti possono lasciare rotto dentro Dovrai decidere Ho rinunciato al mio orgoglio Noi siamo qui, siamo in grado di amare Noi condividiamo qualcosa Sono sicuro che significherai il mondo per me La vergogna come un buco che ci ha tenuti bloccati Mi hai aperto gli occhi ad un mondo in cui possa credere Questo mondo mi ha lasciato rotto dentro Dovrò decidere Ho rinunciato al mio orgoglio Parole che ti possono lasciare rotto dentro Dovrai decidere Ho rinunciato al mio orgoglio Noi siamo qui Questo mondo ti ha lasciato rotto dentro Dovrò decidere Ho rinunciato al mio orgoglio Noi siamo qui, siamo in grado di amare Noi condividiamo qualcosa Sono sicuro che significherai il mondo per me La vergogna come un buco che ci ha tenuti bloccati Mi hai aperto gli occhi ad un mondo in cui possa credere |
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anche tu che alle otto della mattina mi domandi dello spriz! si fa:prosecco cynar bitter campari e fettina di limone alcuni aggiungono l'acqua (delitto) oppure l'aperol al posto del bitter campari..... ....e per degustarlo in pieno ci vuole l'aria di padova!
.....Lele mi disse un anno fà.... FACCE DA SPRITZ...lo siamo diventati a Bibione ;-)) io Daniele...e l astemia Romina... Lo spritz in generale lo spritz è un aperitivo amatissimo nel nordest, terra in cui affonda le sue radici da più di cento anni, avendo trovato le sue roccaforti in città come Venezia, Padova, Trieste e Treviso. Si tratta di un composto corroborante a base di alcool, dalla funzione sociale aggregativa. Spritz e' il nome "scientifico", ma viene comunemente denominato Spriss o Spriz o, spesso, Sprisseto: il che dimostra l'amore della popolazione verso il Nostro, giunta a coniarne anche il vezzegiativo.La sua ricetta è avvolta da un'aura di mistero...o forse non è mai esistita!! Di certo è composto da vino bianco e acqua (o selz), ma per il resto ci si affida alla creatività del barista che lo prepara...o alla propria! Nella maggior parte dei casi le aggiunte alla "base" descritta sono quelle di quantità (...più o meno ingenti...) di Aperol, Cynar o Gin. Ricette ? Come anticipato, la composizione del "Vero Spritz" e' custodita gelosamente da ogni Oste ed ognuno ne ha una propria tramandata spesso da padre in figlio; non troverete mai uno Spritz uguale a un altro. Comunque la preparazione deve rispettare alcune regole perche' la bevanda possa chiamarsi Spritz: 40% di vino bianco 30% di acqua minerale gasata, meglio se gasatissima, evitare la gazosa il restante 30% va preparato con una miscela di liquori il cui spettro varia dal Gin alla Crema Marsala senza disdegnare nessun tipo di alcoolico prodotto sul pianeta, purche' alla fine rientri come cromatismo in un qualsivoglia "rosso". La gradazione finale e' anch'essa variabile tra i 12 e i 45 gradi, la media si attesta attorno ai 15. Dunque lo SpRiTz non ha una ricetta unica, ma varia a seconda della zona geografica, a seconda del "baretto", o più semplicemente in base al gusto individuale. Noi abbiamo raccolto gli esempi più diffusi...ma chiunque abbia sperimentato una piacevole variazione di ingredienti ...non esiti a comunicarcela!
[ RICETTE ]
Lo Spritz a Padova per moltissimi universitari di Padova... (e questo vale tanto per gli "indigeni" quanto per i "foresti" ), Lo Spritz non è più un semplice aperitivo, bensì un RITUALE , un'occasione di incontro che si perpetua ormai da anni con immutata regolarità e partecipazione negli ampi spazi di Piazza delle Erbe e delle zone limitrofe.
LA STORIA dello Spritz Secondo le teorie preponderanti lo Spritz nacque durante il periodo della dominazione Asburgica (per alcuni il suo nome deriverebbe dal verbo tedesco "spritzen", che significa "spruzzare"...secondo altri l'etimologia è legata al nome di un vino austriaco della regione occidentale del Wachau). I soldati austriaci, abituatisi ben presto all'uso locale di bere vino in osteria, non si trovavano però a loro agio con la grande varietà di vini veneti, dalla gradazione troppo elevata rispetto al tenore alcolico cui erano avvezzi. Pertanto essi ordinavano bicchieri di vino misto ad acqua per allungarlo: questo è lo spritz "liscio" così come lo si serve ancora oggi a Trieste, Udine... Solo con il passare degli anni l'aperitivo è "cresciuto" con l'infinita varietà di possibili aggiunte...come ad esempio il Selz (nome legato ancora una volta ad una città della Prussia famosa per le sorgenti d'acqua gassata), liquori più o meno forti (Bitter, Select...) e una buccia di limone, a seconda dei gusti immersa o semplicemente strizzata nel bicchiere. Bisogna riportare che secondo altre "scuole di pensiero" (non sta a noi giudicare se si tratti di puro campanilismo oppure di informazioni fondate) lo Spritz sarebbe invece un'istituzione, tipicamente veneta, affondante le sue radici nella storia piu' antica di questa regione: già conosciuto nel medioevo, si avrebbero tracce dello Spritz anche in epoca romana e paleoveneta ...e si narra addirittura che ne venne introdotto l'uso da Noè!
DOVE ? Posto che uno spritz rimane uno spritz in qualunque luogo, Lo SpRiTz, inteso come rituale studentesco è prevalentemente concentrato in Piazza Delle Erbe (con propagini in Piazza dei Signori), a partire dalle sette di sera... o giù di lì! I bar affollatissimi servono l'aperitivo in bicchieri di plastica trasparente ai ragazzi che si assembrano in piazza suscitando le ire dei negozianti. Cricetina
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Tutto ciò che ho sempre voluto Tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno È qui tra le mie braccia Le parole sono del tutto superflue Possono solo far male
Goditi il silenzio
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E su richiesta stasera ( giovedì ) ho rifatto le cipolline in agrodolce, per la cena del compleanno di Enrico di domani sera...la scorsa volta ho usato Enrico, Daniele e Sonia come cavie....e son venute buonissime...così...su richiesta..eccole qui..... anche se nn sono bellissime e buonissime come quelle che abbiamo mangiato a Chiavenna!! ho modificato un pochetto la ricetta..... - se nn ci metto del mio nn sono contenta - messe le cipolline a bollire in acqua e aceto.....nel mentre ho messo in una ciotola l aceto balsamico, lo zucchero e la farina.....ho mescolato il tt e ho fatto una cremina uccidendo i grumi della farina..... dopo che le cipolline sono belle scottate - ovvero l acqua bolle - le sposto in padella, metto prima l olio le scotto e poi ci metto sopra la cremina, rugo ( per i non milanesi - mescolo- ) e spando ( sempre per i non milanesi - stendo - ) per bene la cremina con le cipolline e lascio cuocere un pochetto....aggiungo ancora zucchero...mescolo ogni tanto c il cucchiaio di legno e quando la crema diventa bella densa si spengono!!!! nn è perfetta come le ricette di Sonia...io vado molto a occhio c ingredienti e tempi di cottura. Chissà come mele giudicano domani sera!!!!!  |
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LA BUONISSIMA TORTA CHE MI SONO PORTATA DA CHIAVENNA!!!! BUONISSIMA... ecco la ricetta...
Ingredienti (x 4 persone): 650 gr. di farina 100 gr. di zucchero 200 gr. di burro 30 gr. di lievito di birra a cubetti 10 gr. di fiori secchi di anice (fioretto) 6 tuorli d'uovo, sale
Cos'è: In dialetto viene chiamata Fügascia de Fiorétt ed è il dolce tipico valchiavennasco per eccellenza. Con un gusto particolare, caratterizzato dall'impiego dei semi di anice (il fioretto), in origine veniva semplicemente preparata utilizzando la pasta di pane a cui venivano aggiunte le uova e lo zucchero. Successivamente la ricetta ha subito un'evoluzione diventando poi quella che noi vi proponiamo.
Come si prepara: Sciogliete il cubetto di lievito di birra in acqua tiepida ed unitevi 200 gr. di farina, impastate fino ad ottenere un impasto morbido che lascerete riposare 2 ore. Nel frattempo unite alla restante farina lo zucchero, i tuorli d'uovo, il burro (ammorbidito a temperatura ambiente) e il sale. Lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Aggiungete la pasta preparata in precedenza e continuate ad impastare. Al termine l'impasto deve risultare liscio e morbido (non colloso). Imburrate ed infarinate una tortiera di medie dimensioni e adagiatevi l'impasto, che avrete steso in precedenza, rialzandolo sui bordi. Mettete la tortiera in luogo fresco ed asciutto e lasciate riposare per altri tre quarti d'ora. A lievitazione ultimata cospargere la torta con zucchero e con i semi di anice. Mettete in forno caldo (220°C) per 20 minuti; prima di sfornare il dolce versarvi sopra del burro liquefatto e lasciate raffreddare prima di servire. |
Ci saranno momenti in cui, quando i miei crimini sembreranno quasi imperdonabili, mi arrenderò al peccato perché devi rendere questa vita vivibile ma quando pensi che io ne abbia avuto abbastanza dal tuo mare di amore prenderò più di un altro fiume. E renderò tutto meritevole e farò sorridere il tuo cuore.
Stranamore strani alti e strani bassi. Stranamore così va il mio amore. Stranamore me lo darai? Sopporterai il dolore che ti darò ancora e ancora? E ricambierai?
Ci saranno giorni in cui, quando vagherò potrei sembrare costantemente fuori portata, mi arrenderò al peccato perché mi piace praticare quello che predico. Non sto cercando di dire che rispetto proprio tutto, desidero sempre imparare quando hai qualcosa da insegnarmi E renderò tutto meritevole e farò sorridere il tuo cuore.
Dolore, lo ricambierai Lo dirò ancora (dolore) Dolore, lo ricambierai Non lo dirò ancora
Mi arrendo ancora e ancora, mi arrendo me lo darai, mi arrendo lo dico ancora mi arrendo.
Mi arrendo ancora e ancora, mi arrendo cosi va il mio amore, mi arrendo lo dico ancora mi arrendo.
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Hai le carte e passi giocati i tuoi assi punta pure cio' che hai pensi troppo a cosa fai perche' a quelli come noi serve spazio ed aria sai troppo poco quel che c'e' troppo poco anche per te
Sei uguale a me altro che no sei come me in ogni atomo
Maledetti fragili che si fanno scrupoli che si sciupano da se siamo vuoti a perdere Ma stavolta e' colpa tua prendi al volo e metti via che di donne come te lascia stare non ce ne'e'
Sei uguale a me altro che no sei come me in ogni atomo
Sei uguale a me altro che no sei come me in ogni atomo
Hai le carte e passi giocati i tuoi assi in due il rischio e' minimo siamo in condominio Che chi mangia polvere lascia i denti mordere perche' quelli come noi non li schiacceranno mai e se ti abbandonerai io ti curero' Medicine come noi non le inventeranno mai siamo soci I'll give you all my love
Sei uguale a me altro che no sei come me in ogni atomo |
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| ....Saretta in serendipity... |
| Io, il mio essere, le mie passioni, il mio amore verso gli animali, le mie creazioni...IO... |
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| BIAGIO BIAGIO BIAGIO...Muse, Depeche mode, latino americano, Madonna...... |
Vorrei tanto: |
| non avere illusioni ma solo realtமoltre al principe azzurro..anche se non Azzurro fulla l'importante che sia da favola... |
Frase: |
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